Gian Piero Motti

Shan-Gri-La

Gian Piero Motti

Gian Piero Motti - Con tutta facilità come per magia e incanto scoprirai un mondo di bellezza riposta e nascosta che esplode in tutta la sua luminosità solo dopo un lungo approccio.

Veduta della cima Gran Madre di Dio ripresa dal Pian della Casa, con il versante roccioso che emerge sopra una fitta foresta di larici sotto un cielo blu punteggiato di nuvole bianche. Archivio APAM. Fine descrizione dell’immagine.
Veduta della cima Gran Madre di Dio ripresa dal Pian della Casa | Archivio APAM

L’alpinista tutto preso dalla collezione di salite, l’escursionista frettoloso, oppure quello troppo attento ai minuti impiegati nel salire a un rifugio, difficilmente sanno cogliere l’essenza e la bellezza della montagna piemontese.

Davanti al paesaggio dolomitico chiunque si sente di dire che è “bello”, come chiunque, di fronte al versante meridionale del Bianco, sa dire che è “grandioso e selvaggio”. Invece, percorrendo una qualsiasi valle delle Alpi piemontesi, non ti compare di fronte agli occhi nulla di così bello, nulla di così sconvolgente e grandioso. Ma se poi ti soffermi, se osservi, invece di guardare semplicemente, se vi ritorni con luci e ombre diverse, se ne segui il mutare dei colori nelle stagioni, con tutta facilità come per magia e incanto scoprirai un mondo di bellezza riposta e nascosta che esplode in tutta la sua luminosità solo dopo un lungo approccio.

Ed è per questo che tra gli uomini e queste montagne a volte sorgono amori un po’ disperati ed esclusivi, fedeli e tenaci. Ed è per questo che, per capire l’alpinismo cuneese, è necessario amare o per lo meno capire il terreno di gioco di questi uomini: le Alpi Marittime.

L'accusa di provincialismo fatta sovente agli alpinisti cuneesi può anche essere giustificata, ma andando più a fondo nell’analisi, mi pare che agli alpinisti cuneesi di ieri e di oggi non importasse granché l’uscire dalle “loro” Alpi Marittime. Forse la fantasia, la suggestione, l’immaginazione vi giocano come sempre un ruolo predominante; ed ecco che il fondo di un vallone agli occhi di un innamorato appare ancor più bello e grandioso del versante di Peutérey. Alcune dirupate torri rocciose nella luce trasparente e irreale di una sera di ottobre sono ancor più affascinanti del Vaiolet.

Forse non è così, ma io stesso che cuneese non sono, quando in qualche sera di ottobre esco dal mare di nebbie al Gias del Saut e mi appare come una visione la rossa bastionata dell’Argentera e della Madre di Dio, oppure giungo nel silenzio invernale al Gias del Lagarot, mi sembra di entrare in una sorta di mondo magico, una specie di Shan-Gri-La che difficilmente ho ritrovato in altri posti.

Gian Piero Motti
Tratto da: I falliti e altri scritti, Vivalda, 2000 (tratto da “Montagne Nostre” 1976)


Nato a Torino nel 1946, Gian Piero Motti fu l’animatore del “Nuovo Mattino”, movimento di contestazione delle degenerazioni dell’alpinismo eroico. Pensatore inquieto, narratore prolifico e originale, ha lasciato una Storia dell’alpinismoa tutt’oggi insuperata e decine di recensioni, traduzioni, monografie e articoli, alcuni dei quali dedicati alle Marittime. Si tolse la vita nel giugno del 1983.

Ultimo aggiornamento: 20/10/2025